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EUTIKIA ... festina lente
11th Mar 2017
Cape Town, 23 febbraio-11 febbraio 2017. Waterfront V&A

~~Città del Capo
Jochen Zeitz, un mecenate riccastro, fondatore del Museum of Contemporary African Art, il giorno dell’avvio dei lavori per il restauro di un enorme e vecchio silos del porto, destinato ad ospitare nei prossimi mesi l’intera sua collezione, ebbe a dire alla stampa che “…il Waterfront Victoria & Albert è di per sé un’icona in una città, icona essa stessa il cui destino è quello di attrarre la cultura internazionale”  Icona dunque è la parola giusta per tentare di iniziare una breve, per quanto possibile, descrizione di questa realtà particolarissima che ci circonda.
Noi, con Eutikia, siamo nel bel mezzo di questo vasto complesso, nel bacino  centinaia di gabbiani e simpatiche fochette. La barca galleggia letteralmente su un tappeto di krill, assai gradito ai gabbiani. Il Marina è circondato da lussuosi palazzi, da un miliardo di euro per 50 metri q. Il tutto ben incorniciato dal vento che soffia dalla Table Mountain, spettacolare scenario, sulla vasta baia.
Lasciata la barca in Marina, quando entri per la prima volta nel Waterfront, e lo si può fare solo a piedi, non sai dove stai entrando, almeno è questa la prima sensazione.
E’ un’immagine commerciale ? E’ un nuovo modello di piazza ? E’ un’icona multitasking, come un’App a più funzioni ? Altro ancora ? Vediamo un po’.
Il luogo è animato dalla gente, da molta gente, multi etnica, ma in gran prevalenza  assai scurotta. Camminano in pieno comfort, spazi allargati illuminati dal sole e rinfrescati dalla brezza, sembra quasi un gioco, un flusso continuo in un labirinto tra palazzi d’epoca e nuovissimi edifici. Forse sono più quelli seduti che mangiano e bevono da mane a sera. Ristoranti, pub, pizzerie,chioschi, enoteche, ce n’è  per tutti i gusti, anche a più piani con affaccio sul bacino. Il più grande affare della globalizzazione. Ma non potresti dire che sia solo un gran ristorante.
Ci sono negozi per turisti, ma pure le grandi firme. Ci sono vetrine per lo sport, anche più estremo, per le comunicazioni, altro grosso affare, per i prodotti etnici, anche i più raffinati. Per non parlare dei super mercati, non cari e pure sofisticati, non manca l’angolo del Gran Gourmet, Sushi e leccornie eccezionali. Diamanti e patacche, prodotti per la bellezza e orribili display pubblicitari. Insomma di tutto e di più. Ma non potresti dire che sia solo un gran super mercato, un mall , come tanti, troppi nel mondo.
Ci sono i divertimenti. Una ruota, che ricorda il Prater,  si staglia in cielo e appare in tutte le foto di fronte alla Tavola montagnosa. Una piccola arena ha in cartellone ogni giorno, ma il massimo è nel week end, spettacoli musicali con orchestre giovanili e danze moderne. Un po’ ovunque  gruppi etnici e reggae ricordano i timbri dell’Africa più nera.. Nella piazzetta di fronte alle ieratiche, bronzee, statue dei quattro Premi Nobel del Paese, un ragazzo, un po’slavato e fazzolettino sui biondi capelli, espande nell’aria suasive melodie New Age a più strumenti sull’onda lunga del misterioso suono del didgeridoo. Due suoi CD già accompagnano le nostre cenette. Ma non potresti dire che sia solo un gran centro polifonico.
E non mancano le opportunità culturali in senso stretto. Oltre alla collezione Zeitz, pur troppo chiusa durante il nostro soggiorno, molte sono le Art Gallery con esposta l’arte figurativa africana, etnica, naturalistica, ma anche di gusto più contemporaneo. C’è molta paccottiglia, ma anche rari pezzi d’antiquariato tribale proveniente dalle più sperdute terre d’Africa. Il Museo dei diamanti è davvero stupefacente, bagliori luminosi racchiusi in granellini di carbone, ora cristallizzato dopo esser stato compresso nei millenni,  a prezzi da capogiro. Per gli sportivi è d’obbligo la visita al Museo degli Springboks, la Nazionale di Rugby del Paese. Poi c’è l’Aquarium con vasche spettacolari e didascalie a protezione dell’ambiente marino. Per non parlare della cultura del luogo stesso: antica area portuale con una sua storia pluricentenaria, ora recuperata e resa pienamente fruibile. Tanta cultura insomma, forse meno paludata che da noi, ma sempre stimolante. Comunque non potresti certo riconoscergli l’etichetta di percorso museale.
In fine una vera sorpresa, almeno per me, dedicata all’innovazione. Al Waterfront Shed, un bel capannone modernista, all’esterno con linee neoclassiche e all’interno open space, trovi di tutto. Lungo l’asse principale si allungano, uno accanto all’altro, piccoli negozi a banco. Potresti pensare alle nostre mercerie veneziane in chiave moderna. La merce esposta di produzione locale è di buon gusto: collane, abiti assai vivaci anche di raffinato design, vasetti in legno pregiato lavorati al tornio, cose d’arredo, di tutto un po’. Nel riprendere qualche foto, m’accorgo che al secondo piano c’è un vasto ambiente, tutto vetrate, ove campeggia l’insegna “ Worhshop17” un’officina, un laboratorio. Immagino dove sia possibile vedere gli artigiani all’opera nel realizzare alcuni degli articoli esposti al piano terra. Decidiamo di darci un’occhiata. Ebbene al di là delle vetrate, in un ambiente moderno e asettico, solo personal computer , cellule con stazioni di lavoro, salette riunioni e tantissimi giovani, direi tutti bianchi, impegnati e attratti sui diversi display. Leggo sulle vetrate alcuni avvisi informativi. Si tratta di un centro dove le idee innovative e collaborative vengono sostenute per avviarle a possibili sviluppi d’interesse economico e sociale. Per chi volesse saperne di più:  http://workshop17.co.za . Indugio, sorpreso, ad osservare con il naso appiccicato alla vetrata. Poi mi volto e guardo giù, verso i negozietti,...solo cortesi, belle morette,  vere icone di questo luogo..
Il giro al Waterfront Victoria&Albert è finito. Nel prossimo andremo sulla Table Mountain, a veder da vicino, vicino il Capo di Buona Speranza, a scorazzare tra le più antiche vigne del Capo e poi una vera sorpresa…veneziana !



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